Recensioni

LE TELE DI GIOVANNI NUTI
COME MUSICALE RISO DEL CUORE
di Flavio Nimpo

Colori intensi e vivi, caldi ed avvolgenti ci invitano a cogliere l’essenza della pittura di Giovanni Nuti, tutta racchiusa nell’arguzia raffinata di uno spirito ironico, che rivolge il suo sguardo divertito verso la realtà da cui, come attento osservatore, estrapola scene di “insolita” vita quotidiana, affinché si traducano in tele capaci di essere, a loro volta, invito al sorriso. I dipinti dell’artista sono curiosa espressione del sé, consapevole del sapore agrodolce della vita e, pertanto, indotto a coglierne i frutti, gradevoli o amari che siano, attraverso la qualità dell’autoironia, di oraziana memoria, e l’affettuoso “distacco” col conseguente << calore di fiamma lontana >>, che rievocano inevitabilmente la tempra ariostesca e foscoliana.

Nuti concepisce e vive l’espressione pittorica come ludus prezioso e raffinato, occasione appropriata, per elargire svago e divertissement a sé e agli altri, considerando che la complessa e spesso grigia realtà opprime l’uomo bisognoso di leggerezza e volo del cuore. Le figure femminili, inconscia (ma, poi, non tanto inconsapevole) rievocazione dell’archetipo della Grande Madre, sono protagoniste di dipinti, in cui esse sprigionano una grande forza comunicativa attraverso la profondità dei loro occhi, delineati in apparenza con tratti semplici ed elementari. Tali donne esprimono la rottura di schemi e vincoli capaci di soffocare l’io, il desiderio di slanci, il proposito di “rovesciare” la quotidianità mediante il gesto o l’elemento insolito, per regalare a sè stesse ed agli altri l’occasione della beffa, del momento buffo, del riso che sdrammatizza ed alleggerisce.
L’artista abilmente ricorre allo “straniamento”, per ottenere lo scopo perseguito, e, di conseguenza, la sua vena lo induce a fissare sulla tela, solo in apparenza statica, una caffettiera o una bottiglia di veleno come “improbabili” cappelli, topolini in qualità di gioielli, scope a mo’ di scettro o elegante ombrellino, esili pipe. La vivacità cromatica richiama luci, colori, atmosfere di vago sapore latino-americano, contribuendo ad intensificare l’intento pittorico di donare gioia e divertimento. Nell’intima dimensione quotidiana di case, delle quali si scorgono particolari o tendaggi, i soggetti proposti dall’artista, nell’apparenza del silenzio e della loro immobilità, sussurrano il messaggio di cui sono depositari.

Genuinità e semplicità rappresentano la forza delle tele di Nuti, che dipinge con tratto spontaneo ed elementare, proprio per esprimere la voglia di leggerezza e soavità, e da fine musicista intende ricordare che la sua pittura è “gioco” espressivo ed artistico, concepito come esperienza comunicativa, dono per quanti desiderino lasciarsi avvolgere dal brio di una simpatica, ironica visione del reale. Nel novero dei dipinti conquista la costante presenza della gallina, animale a molti caro per l’immaginario collettivo a cui rimanda, nel contesto di una ruralità sana, rimpianta, accogliente. Essa compare in varie fogge e pose (in una tela appare addirittura in veste antropomorfica) e suscita, di volta in volta, sensazioni, ispirando riflessioni che riconducono ai motivi per i quali può ritenersi gradito ed ameno topos ricorrente nella pittura di Nuti. Sperando di cogliere le motivazioni dell’artista, viene da pensare che le galline incarnino, come se fossero una sorta di correlativo-oggettivo della poesia di Montale, la nostalgia di un mondo incontaminato, autentico, puro, sereno, efficacemente rappresentato dall’animo del fanciullo e dalla campagna, quale luogo di valori e tradizioni. Ritengo che Nuti elegga volutamente questo animale, a volte trascurato o sbeffeggiato, ad emblema di una realtà vagheggiata: quella della tenerezza, dell’infanzia remota ma mai dimenticata, del vivere sano e genuino, ancorato alla saldezza degli affetti ed alla vera essenza della Vita. La sua immagine rievoca quel mondo infantile, suggestivo e rimpianto, cantato e “dipinto”, ricorrendo alla tavolozza di colori di un esperto espressionista, da Pascoli con struggente trasporto, ma rivissuto e riproposto da Nuti con un pizzico di delicato ed ironico brio assimilabile a quello di un bimbo spontaneo ed arguto.

In tele come La salottiera, Le coq fou, Mito con pipa e gallina questo simpatico animale rimanda a versi pascoliani del componimento Galline, in cui aleggia la serenità di un autunno contrastante con quelli tristi di altri canti: il cuore della massaia è colmo di gioia << ché d’arguti galletti ha piena l’aia >> e << delle utili galline ode i richiami >>… Si pensi, poi, alla dimensione astrale della << Chioccetta >> che << per l’aia azzurra va col suo pigolio di stelle >>, splendida metafora, contenuta ne Il gelsomino notturno, che rimanda al << nome contadino delle Pleiadi >> e che s’incastona nell’atmosfera pregna di mistero, di allusioni e rievocazioni. Tale fascinoso detto e non detto, tipico della << lirica pura >>, che rende i versi pascoliani vere e proprie tele poetiche (l’antico poeta Simonide di Ceo disse: << La pittura è poesia senza parole, la poesia è pittura che parla >>), si riscontra idealmente anche nella proposta pittorica di Nuti, secondo una visione analogica e con volo pindarico.

L’artista racchiude, nella rappresentazione semplice, gioiosa, “fanciulla” delle gallinelle dei suoi dipinti, messaggi, motivi, aspetti della vita in chiave universale e quotidiana, che attendono di essere colti in base alla loro intensità espressiva mediante l’intuizione, la folgorazione o, al contrario, la pacata riflessione. Esseri viventi o oggetti dalle tele, di volta in volta, sussurrano, bisbigliano, alludono, evocano, rimandano, pongono in relazione, esprimono, fluttuando tra implicito ed esplicito, senza mai trascurare di raccontare all’insegna del gioco e del soave riso argentino d’infanzia, priva degli orpelli e delle sovrastrutture del mondo degli adulti. La vivace scelta cromatica riflette tale visione ed esorta a raccogliere l’invito a non prendersi troppo sul serio, a saper guardare quanto ci circonda con un pizzico di sana ironia (naturalmente rivolta prima a se stessi), a trarre gioia da quanto il quotidiano può offrire, affinché se ne sappia affrontare con misura e dignità il lato doloroso, altra sua parte inalienabile.

La pittura di Nuti, come la sua musica e la sua voce, è segno di un’esigenza espressiva, caratterizzata dal desiderio di confronto e condivisione, che, a suo modo, ci consente di accedere al “giardino segreto” di emozioni, pensieri, sentimenti appartenenti a chi dona se stesso, ogni giorno, al canto ed alla composizione, vivendoli come passione e nobile attività, e dipinge col suo cuore fanciullo, per colorare la sua e la nostra realtà e renderla così meno grigia e più variopinta.

Flavio Nimpo

 

I GIOCHI NON SI DIMENTICANO
di Francesca Aurelio

"I giochi non si dimenticano", diceva Alda Merini: mai come in questo caso i giochi diventano indimenticabili. Perchè sono colori che generano allegria, perchè sulla tela si imprime lo spirito ironico con il quale è salutare vivere la vita.
Un catalogo di personaggi che sono "persone" alle quali vien voglia di dare nome, saluto, con le quali vien voglia di scambiar tre chiacchiere. Giocosamente. Perchè rappresentano l'arcobaleno di un'esistenza circense che è dono e poesia. Tele preziose, quindi. Ove i colori sono mesciuti, con mano straordinariamente originale, alla joie de vivre.

Francesca Aurelio

 

Musica di Giovanni Nuti, al pianoforte Elena Papeschi.    

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